La censura dalla ragion di Stato alla ragion privata

Winston Smith è un 39enne cogitabondo, gracile e malaticcio. Lavora nel Ministero della Verità (o Miniver in neolingua), in un enorme palazzo nei cui sotterranei si celano giganteschi inceneritori. Il suo compito è «correggere» gli articoli di giornali già pubblicati e di modificare la storia scritta per adattarla ai cangianti bisogni del Partito. «Chi controlla il passato» così recita lo slogan del Partito «controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.» Winston Smith getta dunque i documenti inopportuni in tubi pneumatici collegati con gli inceneritori e denominati «buchi della memoria». Stiamo evidentemente parlando del celeberrimo romanzo «1984» di George Orwell. Per lo storico la distopia orwelliana solleva la cruciale questione del controllo delle fonti. Proprio alcune settimane fa, preparando il mio intervento per un convegno a Berna sulla questione dei diritti d’accesso e d’uso di fonti storiche nel web, mi è balenato alla mente Winston Smith. Effettivamente nel suo periodo di massimo splendore, la censura faceva sparire documenti imbarazzanti e inconvenienti nei «buchi della memoria» di segreti e inaccessibili meandri d’archivio. Bastava evocare la ragion di Stato. Oggi l’accesso agli archivi dello Stato fa parte dei minimali requisiti di ogni democrazia, così anche la Svizzera dà teoricamente accesso ai propri documenti dopo 30 anni. In pratica però sempre più ostacoli, complicazioni e lungaggini burocratiche rendono difficoltoso l’accesso agli archivi o lo rendono impossibile. Lo stuolo di giuristi che pullula ormai nelle amministrazioni e negli archivi giustifica questi impedimenti sempre più spesso con la presunta protezione della sfera privata, creando così un nuovo tipo di censura «politicamente corretta». L’accanimento censorio viene alimentato da quello che potremmo definire il «paradosso di Google»: più l’informazione è facilmente accessibile attraverso internet e maggiore diventa il bisogno di censurarla per proteggere la sfera privata. Così, proprio come Winston Smith, gli archivi in Svizzera stanno «riscrivendo» i propri inventari per poterli mettere – censurati – in rete. La censura oggi si è spostata dalla ragion di Stato alla ragion privata, ma non per questo per gli storici è meno arduo tappare i «buchi della memoria». Eppure, prima o poi, la verità verrà sempre a galla, rendendo vano il lavoro di tutti i Winston Smith.